Si affida alla penna di Giovanni Bianconi, Giuseppe Pignatone, per il saluto e il bilancio del suo mandato di procuratore di Roma. In una lunga intervista al Corriere della Sera parla fra le altre cose del contrasto tra magistratura e politica: “Se dura da decenni, seppure in forme diverse – dice – si deve ritenere che ci siano ragioni strutturali, al di la’ delle scelte o delle colpe di alcuni protagonisti che pure esistono”.
Pignatone lascerà l’incarico mercoledì. “C’e’ la tendenza, diffusa in tutto l’Occidente, ad ampliare il ruolo dei giudici, affidando loro la soluzione di problemi di natura istituzionale, economica o addirittura etica che la politica non sa o non vuole risolvere”… “il nostro, poi, e’ da sempre un Paese profondamente diviso, in cui si continua a negare legittimazione all’avversario politico e non si rinunzia a usare contro di lui il risultato delle indagini, a prescindere dal loro esito finale”.
“Il nostro sistema processuale poi sembra fatto apposta per alimentare il conflitto… La scelta garantista di avere tre gradi di giudizio ha un costo inevitabile in termini di possibile contrasto tra le successive decisioni e di durata dei procedimenti, aggravata poi dall’incredibile carenza di risorse”. Un cenno anche sulla tragica vicenda di Giulio Regeni: “Alcuni risultati li abbiamo ottenuti, sventando depistaggi e calunnie. E com’e’ avvenuto con l’ultima rogatoria inoltrata, la Procura continua a cercare la verita’ e a sollecitare indagini, che pero’ solo gli inquirenti egiziani possono svolgere”.

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